Napoli ritorna ai vecchi albori: il suo successo arriva da molto lontano

Napoli è sempre stata una città bellissima, una meta ambita da stranieri ed intellettuali, non ci deve, dunque stupire l’attuale ritorno della sua fama: per capirlo, basta pensare all’ostinazione di Leopardi e del suo amico Antonio Ranieri per raggiungere la bella città partenopea a cui attribuirono il compito di migliorare la salute del cagionevole poeta recanatese.

Giacomo Leopardi assimila l’ottimismo napoletano

Giacomo Leopardi appare, nell’immaginario collettivo come un uomo profondamente pessimista ed ombroso, ma, a mio avviso, avendo letto molto e “frugato” dentro molte carte inedite durante il restauro di Villa delle Ginestre a Torre del Greco, ha un animo più positivo di quanto si è portati a pensare, e gran parte di questa sua positività gli venne proprio dal soggiorno partenopeo.

A Napoli il suo umore cambia: l’influenza dalla bella città

Se lo si osservi da vicino e, soprattutto attraverso le esperienze napoletane, emerge un personaggio positivo e attaccato alla vita a cui, purtroppo, la natura “maligna” ha riservato un crudo destino.

La notorietà di Napoli non è affatto una novità!

Non è un fatto nuovo che Napoli sia protagonista della scena turistica e mondiale ma è solo questione di corsi e ricorsi storici! Com’è noto il Grand Tour, viaggio come esperienza fondamentale per ritrovare sé stessi, un’occasione unica e irripetibile per scoprire luoghi e culture prima ignorate, è una vera e propria moda che nasce nel settecento e vede come tappa fondamentale e privilegiata l’Italia. Napoli ne costituisce una tappa splendida e fondamentale; molti artisti e letterati percorrono tutto lo stivale per visitarla e descriverla nei propri scritti, talvolta restandovi per lunghi periodi nelle ricche residenze degli aristocratici che si vantavano di averli ospiti nelle proprie sontuose dimore.

Giacomo Leopardi e Napoli un sodalizio fortissimo

Il turista che arriva in città quindi, incontra quella Napoli che vede poi anche Leopardi, e cioè una città fatta di salotti, di intellettuali, di rappresentazioni teatrali ad ogni ora del giorno, di strade popolate di tanta gente, di belle donne, di serate mondane, ma anche di gente qualsiasi di ogni razza. Leopardi costella i suoi scritti di richiami a questa splendida città e, nonostante poco incline alle feste, non può non aver assistito agli spettacoli di vita quotidiana che Napoli offriva al passante.

I ricchi amavano ospitare uomini colti nelle loro case

È una prassi consolidata quella di tenere presso di sé uomini colti; ecco quindi spiegata la presenza di Leopardi nella casa di campagna dei Ferrigni, nota famiglia napoletana, il cui salotto era anche molto ben frequentato.

A Napoli la fama di Leopardi si era diffusa già nel 1826 in seguito alla pubblicazione di alcuni scritti dal poeta, tra cui ricordiamo le quattro canzoni: Alla Primavera, Ultimo Canto di Saffo, Inno ai Patriarchi, Alla sua donna.

Per cui si capisce l’interesse degli intellettuali napoletani ad avere a Napoli il poeta recanatese, a cui manifestano la propria stima tramite Ranieri, il quale nonostante molte avversità a portare questo progetto in porto, non abbandonerà mai l’idea di ottenere il permesso di condurre Leopardi a Napoli, pena quella di recidere definitivamente i rapporti sia con il padre sia con la città. 

Questa vera e propria ansia, scaturiva anche dalla preoccupazione che Ranieri aveva per lo stato di salute di Leopardi. Ranieri riuscì ad avere il passaporto per Firenze il primo aprile del 1833 al fine di raggiungere l’amico per poi condurlo con sé a Napoli.

Leopardi si stabilì a due passi da Via Toledo

Nasceva l’esigenza di trovare un adeguato alloggio a Napoli: un’idonea casa che conciliasse l’esigenza di economicità con quella di signorilità e pulizia richieste dai due amici.

Fu solo il 24 settembre che Ruggiero, un caro amico, faceva arrivare a Ranieri, ormai già in viaggio, la notizia di aver trovato un alloggio a via Speranzella vicino via Toledo, nei pressi di palazzo reale. E’, infatti, a quest’indirizzo che i due amici fissarono la loro residenza, prima di abitare in un’altra casa li’ vicino, in via S. Mattia n.88.

Via Speranzella

La sua cagionevole salute fu il vero motivo del viaggio a Napoli

È per ragioni di salute che Leopardi in compagnia dell’amico Ranieri nel 1833, parte da Firenze per raggiungere la bella città di Napoli, il cui clima, si sperava, potesse far bene alla sua cagionevole salute. Scrive, infatti, una lettera al padre in cui esprime il suo immenso rammarico per non averlo salutato, ma dice di non poter far scappare l’occasione del viaggio a Napoli.

La speranza di trarre giovamento dal soggiorno partenopeo emerge da queste parole:

«alla mia salute, che non fu mai così rovinata come ora, avendomi i medici consigliato come sommo rimedio l’aria di Napoli, il mio amicissimo Antonio Ranieri che partiva a quella volta, insistette tanto per condurmi seco nel suo legno, ch’io non seppi resistere, e ai primi di settembre 1833 partii con lui”. Le sue attese non furono deluse “A nuova stagione la mia salute, o per benefizio di questo clima, o del luogo salubre abitato, o per altro, motivo, era straordinariamente migliorata, e nel passato inverno avevo potuto anche un poco leggere, pensare e scrive-re”. 

Napoli, effettivamente, fa molto bene a Leopardi che, tra il 1834-36, appare alquanto felice come testimoniano le parole di Ranieri: “Leopardi sta bene, anzi benissimo».

Torre del Greco: Villa delle Ginestre

Successivamente, Ferrigni mise a disposizione di Leopardi la villa a Torre del Greco, usata dalla famiglia durante i pochi mesi estivi. Un posto magico, tranquillo e soleggiato, narrato nella Storia di una casa di campagna, in cui Errichetta Carafa D’Andria, nipote di Ferrigni racconta il clima della casa e sul carattere di Leopardi:

«Al Leopardi fu data la più bella camera della villa e mio nonno e mia nonna si adoperarono a procurargli tutti quegli agi che la difficoltà dei luoghi e dei tempi consentiva..

..Mia nonna ricordava sempre l’aspetto triste e malaticcio del Leopardi, le sue mani continuamente fredde e sudanti, la sua incontentabilità, il disordine delle sue ore, i pasti stravaganti, la passione per i gelati e i cannellini di Sulmona, la notte fatta giorno e il giorno notte. Mio nonno invece apprezzava altamente l’onore di ospitare un uomo il cui immenso valore sarebbe stato presto rivelato al mondo intero, e amava conversare con lui e procurargli la compagnia di quanti uomini illustri nelle lettere erano a Napoli.

Villa delle Ginestre a Torre del Greco

Luigi Antonio Villari pone l’attenzione sui salotti napoletani intorno a cui si riunivano i colti dell’epoca e cita quello di Ferrigni come buon esempio di salotto che, al tempo stesso, era intellettuale e alla moda tra i cui frequentatori illustri c’erano, tra gli altri, Silvio Pellico e Walter Scott. Già conosciuto come ambiente aperto ed eterogeneo, si arricchì, ulteriormente, con l’arrivo di Leopardi, che fu presentato al Ferrigni dal suo caro amico Ranieri, il quale aveva sposato sua sorella Enrichetta.

Un’amicizia profonda tra Ranieri e Leopardi

Il sodalizio tra Il poeta e Antonio Ranieri durò fino alla morte del poeta avvenuta a Napoli il 14 Giugno del 1837 a causa dell’aggravarsi delle sue malattie croniche. Antonio, dopo la morte di Leopardi, portò avanti il progetto di un’edizione completa delle sue opere che, per la sopraggiunta morte Leopardi, non aveva potuto portare a termine.

Leopardi e Ranieri, scena del film Leopardi

Napoli deve tanto a Leopardi per come l’ha raccontata, e Leopardi, sicuramente direbbe, che a Napoli ha trascorso gli anni più felici della sua vita!

Maria De Pompeis

Torna in alto