Fondazione Mondragone – Museo della Moda
Una passeggiata che è un tuffo nella Moda Napoletana

Il Museo della Moda Napoli, situato a piazzetta Mondragone 18 è dedicato alla fondatrice dell’istituzione, la nobildonna Elena Aldobrandini (1589 – 1663), parte integrante e sostanziale della Fondazione Mondragone di Napoli.
Notizie storiche della struttura
Nel constesto storico del seicento napoletano la Duchessa Elena Aldobrandini, moglie di Antonio Carafa principe di Stigliano e duca di Mondragone, fonda nel 1655 il “Ritiro per Matrone Vergini e Oblate”, istituzionalizzando una situazione di fatto già esistente. La Duchessa ospitava infatti nel suo Palazzo alcune donne della nobiltà decaduta. Il Ritiro, lo colloca in alcune sue proprietà “alle Mortelle”, il toponimo, pare, derivi dal nome delle piante di mirti, appunto “mortelle”, che crescevano in gran quantità nella zona.
Alla pia istituzione la duchessa assicurò la piena autonomia economica sia attraverso rendite, i cosiddetti “arredamenti”, sia attraverso lasciti di mobili, argenteria e suppellettili.
Donazioni private: Donna Caterina Daldano, Girolama Mericelli (che chiese di essere sepolta nel ritiro), Donna Isabella del Salso (che donò i suoi argenti per arredare l’altare maggiore della contigua chiesa) e Beatrice Spinelli, vedova di don Carlo Carafa, duca di Noja.
Nel corso dei decenni la fortuna del Collegio tenderà gradatamente a scemare. Lo Stato, infatti, resosi conto dell’alto guadagno raggiunto dai tributi e dal proliferare degli arredamenti decise di ricomprarlo, costringendo il Ritiro alla restituzione dei beni e lasciandolo in possesso delle sole rendite immobiliari.
Agli inizi dell’800 Giuseppe Bonaparte decreta la chiusura di dodici monasteri napoletani, i più ricchi, incamerandone i beni. Si avvia così un lungo e doloroso periodo di leggi di soppressione.
I monasteri, dunque, attraversarono una profonda crisi di identità, travolti dai processi di laicizzazione avviati dal governo francese; una crisi che si protrarrà per tutto il secolo, inasprita dai conflitti tra Stato e Chiesa.
Dopo l’Unità d’Italia, nel 1870, la monarchia sabauda con Regio Decreto, provvide a riconoscere il Ritiro come Ente Morale.
Il Real Istituto di Mondragone (questa la sua nuova denominazione) passò alle dipendenze del Ministero per la Pubblica Istruzione che, oltre a modificarne lo Statuto, corresse anche la dicitura di “vergini e matrone” in “orfane e vedove di civile condizione“. Da questo momento rivestì principalmente la funzione di educazione e formazione, mutando fisionomia e passando da ritiro di tipo “conventuale” a collegio femminile per le orfane e le “figlie del popolo”.
Nel 1915 divenne un convitto per le orfane con scuola elementare e giardino d’infanzia. Erano gli anni della guerra e, chiuso il convitto, fu istituita una scuola popolare operaia che, dopo due anni, ospitò i profughi del Friuli e destinò una parte dell’edificio per accogliere i figli dei soldati chiamati a combattere al fronte.
Nel 1924, per iniziativa della signora Adele Croce, l’Istituto si fuse con il “Convento femminile di lavoro” le cui attività si svolgevano nei locali del Carminiello da quaranta alunne operaie, varie maestranze e personale tecnico-amministrativo. Intanto, per far fronte alla passività di bilancio fu necessario il sodalizio, stipulato l’anno seguente, con l’Opera Pia Baldacchini- Gargano, che diede vita ad un Consorzio. Inoltre, il Banco di Napoli erogò un mutuo di 300.000 lire, mentre le autorità comunali e prefettizie si impegnarono ad accordare un sussidio all’Istituto, in cambio della sistemazione, al secondo piano dell’edificio, di una scuola elementare. Interrotte le attività durante il secondo conflitto mondiale, l’Ente ha ripreso successivamente la sua opera di educazione delle nuove generazioni, promuovendo l’esercizio di forme artistiche legate al tessuto e al ricamo.
Nel ’93 fu Prescelto dalla Scuola Media Statale Fiorelli nell’ambito del progetto “La scuola adotta un monumento “, l’Istituto ospita una serie di collezioni, alcun delle quali sono state esposte durante le passate edizioni del “Maggio dei Monumenti”.
Quando diviene Polo della moda della Regione Campania
Nell’aprile del 2003 con un protocollo d’intesa con la Regione Campania l’Istituto diviene Polo della Moda della Regione Campania.
Nel giugno del 2003 viene aperto al pubblico il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento “Elena Aldobrandini”.
Oggi il Polo della Moda Femminile della Regione Campania, ripercorre la Storia della MODA, descritta, in un ampio arco temporale, dal Settecento ai giorni nostri.
Vetrina del fashion raccontato mediante creazioni di eccellenza, indicative di abilità manuali certosine e di una raffinatezza, senza eguali, espresse appieno, sia nell’esecuzione, sia nel gusto. Museo unico nella tipologia e nella straordinaria varietà del suo ingente posseduto. Non solo opere tessili, non solo haute couture o prêt-à-porter, non solo manufatti finiti con chiara destinazione d’uso, al pari di abiti da cocktail o da sposa con accessori, quali: cappelli, borse, guanti, ventagli, parasole e piume, colletti, jabot, ritagli di passamanerie, imparaticci, intarsi in merletto, lavorazioni in tombolo e sfilato. Un tripudio di esemplari in tessuto, memore di un patrimonio conoscitivo che detta legge, definisce le regole del “vestirsi bene”, dell’evoluzione storica delle stesse e del loro risultato finale
Vetrina dei lasciti di antiche famiglie napoletane che hanno il desiderio di condividere il proprio patrimonio – guardaroba ed oggetti di affezione – dei loro congiunti, con l’intera cittadinanza, contribuendo a confermare, attraverso le donazioni, il ruolo principe del museo Elena Aldobrandini: custode affidabile ed attenta della cultura vestimentaria, con una maggiore predilezione per quella di fattura locale.
Istituto di Alta Cultura volto alla preservazione e divulgazione della Storia della Moda femminile. Concorre alla promozione delle abilità artigianali, quelle stesse, che sovrintendono la creazione di articoli tessili di pregio, complici del primato detenuto dal Made in Italy e, ancor più, dal Made in Campania, il cui riconoscimento, è da sempre, lapalissiano ed acclarato. Il “fatto a mano” ha centralità assoluta
Il diktat vigente è tutelare l’artigianato. Il manufatto, così come la singola tela, nasce, dall’intreccio semplice e puntuale della trama e dell’ordito. La prima è il suo passato, la seconda, la sua rivisitazione. La tutela e la divulgazione del nostro trascorso artigianale è solo l’incipit. Il suo procedere è imprimere giuste direttive alla gestione di una contemporaneità, la nostra, fatta di produttività più che pregevole, comprendente la rilettura di ciò che già è stato.
Centro accreditato della Regione Campania di Orientamento e Formazione Professionale teso all’individuazione ed alla creazione di profili lavorativi nuovi, spendibili e concorrenziali, valutati in piena conformità con le trasformazioni del mercato del lavoro e connessi ai settori specifici di sua pertinenza.
Notizie Utili
Orari
Feriali: 09.00-17.00
Sabato e domenica solo su prenotazione
con i seguenti orari:
Sabato h 09.00 –h 17.00
Domenica: h 10.00- h 13.00
L’ingresso è consentito fino a 60 minuti prima
dell’orario di chiusura
Per le visite nei giorni di SABATO e DOMENICA
la prenotazione deve essere effettuata, entro le ore 16.00 del VENERDÌ.
La prenotazione per la visita al Museo non è in nessun caso rimborsabile.
Biglietti
La prenotazione è obbligatoria online.
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