Un percorso sulle tracce del Mito
Se hai un po’ di tempo da dedicarti, la spiaggia di Capo Miseno, alle pendici dell’omonima località di cui vi diremo a breve alcuni aneddoti storici, è il luogo ideale per respirare la brezza marina, osservare le lenze tese dei pescatori all’alba, e ammirare Monte di Procida da un lato ed il famoso faro dall’altro, molto importante per la navigazione costiera notturna. Puoi guardare Procida di fronte e arrivare anche, fino al bellissimo pontile di Torregaveta!
La spiaggia di Miseno è poco più di un chilometro: un percorso Cultura e Benessere che conta circa 1.900 passi (andata e ritorno circa 3.800) con un dispendio calorico di più o meno 150 calorie a secondo l’andamento ed il sesso. Questo percorso ha un’elevazione di circa 0 metri ed è quindi molto facile e, sicuramente, molto rilassante data la vicinanza al mare.

Per questo motivo vi consigliamo di farlo a piedi nudi e percorrerlo a riva mare per sentire ogni tanto l’acqua salata bagnare le vostre estremità quando le onde si infrangono sulla battigia.
Un paesaggio da ammirare a 164 metri
Capo Miseno è un’altura di 164 m, ben riconoscibile in tutto il golfo di Pozzuoli.
Capo Miseno è la punta estrema della penisola flegrea, nelle immediate vicinanze del porto di Miseno, nel Comune di Bacoli.

Comune di Bacoli
Nonostante l’uomo, con la sua arroganza nel costruire abusivamente case e palazzi, ha alterato il vecchio caratteristico aspetto, ancora è possibile vivere in un’atmosfera fuori tempo, dove tutto ha il sapore della salsedine del mare.
Capo Miseno è facilmente riconoscibile per la sua caratteristica forma troncoconica e, in piano, è caratterizzato da un’insenatura verso ovest, raggiungibile solo dal mare, chiamata Cala Moresca.

Capo Miseno è il resto di un antico edificio vulcanico datato tra i 35.000 ed i 10.500 anni fa facente parte dei Campi Flegrei e, da un punto di vista geologico, è formato da roccia tufacea gialla. Alla sua sommità troviamo, invece, la pozzolana bianca, verso sud v’è, poi, una parte boscosa con bellissimi vigneti che arrivano fino al piccolo paesino di Miseno. In cima al Capo la vegetazione è rigogliosissima e alquanto selvatica.
L’antica caldera del vulcano di Capo Miseno è situata verso sud nella zona del faro ed è particolarmente visibile dal mare: navigando queste acque, in barca o con il traghetto che da Pozzuoli portano alle isole di Ischia e Procida, possiamo ammirare la conca semicircolare simile ad un anfiteatro naturale.



Il Mito di Miseno e il trombettiere di Enea
La mitologia greca ci dice da cosa deriva il nome di questi luoghi che va ricercato nell’Eneide di Virgilio.
Nel Libro VI il pio Enea, seguendo il consiglio di Eleno, fratello di Ettore e re dell’Epiro, si reca sulle coste di Cuma, nel tempio di Apollo, per incontrare la Sibilla Cumana che gli dà un presagio di un imminente futuro di guerre e sangue una volta che sarà giunto nel Lazio. A questo punto della storia, entra in scena Miseno, trombettiere di Enea che, avendo sfidato Tritone nel suono della tromba, era stato gettato in mare dove era annegato misteriosamente. Enea ne appronta il rogo e decide di seppellirlo sotto ad un enorme cumulo di terra, Capo Miseno per l’appunto, per dargli una grandiosa tomba in sua memoria.
Enea prega la Sibilla di accompagnarlo ai Campi Elisi, la quale gli chiede che prima di farlo deve trovare il ramoscello d’oro sacro alla dea Proserpina, la regina degli inferi e che può essere colto solo da chi è degno e che si stacca solo se il Fato è favorevole alla discesa negli inferi.
Sepolto Miseno, Enea rinviene il ramoscello d’oro, nascosto da una fitta selva grazie all’aiuto dalla madre Venere che invia due colombe in suo aiuto. Una volta colto, egli prontamente lo porta alla Sibilla; fatti i dovuti sacrifici alle divinità infernali, la leggenda racconta che dal Lago d’Averno Enea, accompagnato dalla Sibilla, scenda negli Inferi per incontrare il suo defunto padre Anchise affinché gli mostri le anime dei suoi gloriosi discendenti, in attesa di reincarnarsi in un nuovo corpo.
Dunque anche l’antica colonia greca di Miseno fu, proprio come Capo Palinuro, un’illustre figlia dell’immesa fantasia di Virgilio!
Maria De Pompeis


